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Search intent: l’elemento chiave della SEO

Per chi ha un’attività è fondamentale che il proprio sito web, blog o e-commerce compaia fra i primi posti della SERP. Bene. Ma come raggiungiamo questo obiettivo?
Beh, ce lo insegna la SEO.
Larga parte del risultato è collegato alla qualità dei contenuti offerti e delle keywords utilizzate. Perché sono elementi che ci permettono di intercettare le reali esigenze degli utenti.
Cioè quanto indichiamo con il termine “search intent“.

Quindi? Vuoi davvero capire come si conquistano motori di ricerca ed internauti in un solo colpo? Ottimo.
Dai un’occhiata alla nostra guida!
Trovi tutto quello che c’è da sapere.

Che cos’è il search intent

search intent

Cominciamo dalla traduzione letterale. In italiano si chiama “intento di ricerca”.
Ma di che si tratta?
L’espressione serve a definire cosa spinge l’utente ad effettuare una determinata ricerca online.
Ovvero quale motivazione si nasconde dietro quella parola o frase (la cosiddetta query) trascritta su Google. Ma anche su altri motori di ricerca. Come Bing, Yahoo, Ask.com o Baidu.

Google elabora in media oltre 40.000 query di ricerca al secondo, il che si traduce in oltre 3,5 miliardi di ricerche al giorno e 1,2 trilioni di ricerche all’anno in tutto il mondo.

www.internetlivestats.com

Per capire meglio il concetto di search intent bisogna considerare che milioni di persone da ogni angolo della Terra si connettono ad Internet. Quotidianamente. Con lo scopo di trovare una risposta alle proprie domande.
Principalmente per:

  • informarsi;
  • acquistare prodotti o servizi;
  • individuare un sito web.

Ok. Abbiamo spiegato cosa vuol dire search intent. Ma per quale ragione è così importante? Specialmente per quanti si occupano di consulenza e copywriting SEO?
Scopriamolo subito.

A cosa serve studiarlo

Diciamo pure che individuare il search intent è un po’ come entrare nella testa degli utenti.
E cosa comporta? Semplice.
Il fatto di aumentare le probabilità di raggiungere pubblico in target. In poche parole… potenziali clienti.

Infatti, conoscendo l’intento di ricerca di chi naviga in Internet siamo in grado di:

  • creare contenuti utili, di qualità e ottimizzati in chiave SEO (quindi più facilmente posizionabili);
  • realizzare campagne di advertising e digital marketing efficaci.

Significa che il nostro sito web otterrà – di conseguenza – maggiore traffico qualificato e frequenza di rimbalzo ridotta. Roba mica da nulla se si lavora con il web.

Le ricerche su Google sono il dataset più importante mai raccolto sulla psiche umana.

Seth Stephens-Davidowitz 

Tipologie di search intent

Abbiamo detto che il search intent individua un bisogno concreto dell’utente. Ma possiamo fare di più.
Restringere il cerchio identificando le diverse categorie di ricerca.
Quante sono? Sostanzialmente 6.
Si parla infatti di search intent:

  • NAVIGAZIONALE
    Nel 99,9% dei casi l’utente sta cercando una pagina o un sito web ben preciso, ma di cui non conosce l’URL (Facebook login, sito Samsung).
  • TRANSAZIONALE
    Corrisponde all’azione di un utente già orientato all’acquisto di qualcosa. O comunque pronto alla conversione (prezzo PC HP, compra costume nuoto).
  • INFORMAZIONALE
    Significa che chi inserisce la query si sta documentando. Cerca informazioni su un argomento specifico o generico per ampliare le proprie conoscenze (Come cucinare risotto alla milanese? Situazione politica in Europa).
  • DI INDAGINE COMMERCIALE
    L’utente è nella fase che precede l’acquisto e cerca informazioni, opinioni e recensioni varie prima di giungere alla scelta finale (migliore bici elettrica, confronto prezzi sacca sport).
  • LOCALE
    Riguarda le ricerche che si rivolgono ad un’area geografica esatta (negozio fiori Pisa, bar via Giovanni Pascoli).
  • GRATUITO
    L’utente sta cercando prodotti o servizi che non desidera pagare (campione omaggio profumo, prova gratuita programma).

Attenzione.
Classificare un intento di ricerca non è così semplice come sembra.
Può capitare – infatti – che le query risultino ambigue. Dotate di più significati. Dunque non chiaramente riconducibili ad un gruppo specifico.
Cosa succede in questo caso?
Gli algoritmi di Google rispondono interpretando la query.
In genere, con quella che viene definita interpretazione dominante (dominant interpretation). Cioè, evidenziando la lettura che risulta condivisa dalla maggior degli utenti.

Come individuare gli intenti di ricerca

what is search intent

Proviamo a spiegarci meglio.
Che si deve fare per capire cosa cercano gli utenti sui motori di ricerca? Ovvio.
Analizzare la SERP dei motori di ricerca.
In primis quella di Google, che da solo copre oltre il 90% di tutte le ricerche online.

Comunque, il procedimento da seguire è davvero facilissimo.
Basta digitare la parola chiave nell’apposita search bar e leggere i suggerimenti scovati – in automatico – da Google Suggest. Appaiono appena sotto.

Si tratta di una funzionalità introdotta nel 2007 e mostra query di ricerca correlate alla propria.
Naturalmente c’è anche una fase preliminare.
Tutto parte dai nostri potenziali clienti.
Quindi prima di passare alla parte delle keyword cerchiamo di identificarli e immedesimarci. Metterci nei loro panni il più possibile. Magari aiutandoci anche con questionari e sondaggi.

Quali tool e programmi utilizzare

Per fortuna la Rete ci mette a disposizione numerosi strumenti che ci mettono nelle condizioni di studiare query ed intenti di ricerca. Spesso anche in maniera gratuita.
Ecco una lista con alcuni dei più popolari.

  • SEO Hero = analizza i primi 100 URL di Google relativi ad ogni query inserita estraendo le parole più rilevanti.
  • Ubersuggest = si tratta di un noto SEO tool di Neil Patel, ma soprattutto di un software di elaborazione keywords (specialmente a coda lunga molto usate nella ricerca vocale).
  • SemRush = tramite il suo Keyword Magic Tool consente di esplorare parole chiave e argomenti di diversa natura, esaminandone anche ranking, volume di ricerca, traffico, eccetera.
  • AnswerTePublic = è una vera e propria miniera d’oro di informazioni perché ci permette di vedere quali sono le domande poste dagli utenti a Google.
  • Keyword Tool = la versione non a pagamento genera più di 750 suggerimenti di parole chiave long tail per ogni termine trascritto.

Conclusioni

Ricapitoliamo.
Conoscere il search intent è l’ABC dell’ottimizzazione SEO.
È un lavoro estremamente utile, che ci consente di migliorare la nostra content strategy. Per ottenere più visibilità sui motori di ricerca e – quindi – raggiungere un maggior numero di utenti.
Qual è il consiglio finale?
Semplicissimo.
Se hai ancora qualche dubbio da chiarire, domande o per qualsiasi altra richiesta… contattaci subito.
La squadra di Octotech Solutions è a tua completa disposizione!

Author

Valentina

Confucio diceva “scegli il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno nella vita”. Beh, io sono una dei fortunati. Da circa dieci anni mi occupo di contenuti per il web e ho anche aperto un conto in banca. Da piccola - erano gli anni ’90 - mi regalavano macchine da scrivere giocattolo, penne e quaderni. Poi sono diventata teledipendente, cinema addicted e nazigrammar (scherzo!). Ho aggiunto una Laurea in Lettere e una Olivetti Lettera 22 da mettere sulla scrivania vicino al computer. Non mi sono fatta mancare la famosa esperienza all’estero. Ho vissuto un paio di anni in Inghilterra per capire che il pomeriggio non è mai troppo azzurro (e lungo) per me. Quindi sono tornata a casa come Lessie, ma mi piacciono i gatti. Ora faccio parte del team Octotech Solutions e inizio ogni giorno a suon di caffè, PC e TG regionale.

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